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Ho sempre più maturato nel tempo l’impressione che la viticoltura ed il vino hanno tempi lunghi, che le cose non si improvvisano ne si possono cambiare rapidamente. Siamo piccole pedine di un sistema gigantesco e vecchio quanto l’uomo (Noè giunto sul monte Ararat pianta un vigneto, non insalata), quasi nessuno può lasciare un’impronta tanto forte da divenire indelebile: forse Columella, forse Il frate Bertino che coltiva il suo Chambertin, forse Pasteur, forse Lur Saluces, e anche Angelo Gaja forse.

Autore: Giancarlo Spezia
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